22 Ottobre 2026

Appunti sull’Etimologia del toponimo Salernum

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di Umberto Macinante

PREMESSA

Sono Umberto Macinante, nato a Salerno e laureato in Lettere con indirizzo moderno. Insegno Lettere nella scuola media, con particolare riguardo alla Storia ed alla Geografia. Sono stato sempre affascinato dalla conoscenza dell’origine delle parole, ambito di confluenza delle discipline linguistiche e storico-geografiche.

La testa di Apollo esposta al Museo Archeologico Provinciale – Di Jack56 – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=27443834

Grazie a questo studio, secondo me l’uomo acquista indipendenza e libertà di conoscere. Forse anche per questo, ho approfondito nei miei studi universitari la Storia della Lingua Italiana, che mi ha fatto acquisire la consapevolezza che la Lingua è un deposito in cui si accumula nei secoli la storia e la cultura di un Paese o di una nazione, che rimane cristallizzata nelle parole, alcune desuete e abbandonate perché non più di
moda, altre ancora in uso, altre di recente acquisizione per l’evoluzione politica e sociale. Ad esempio, sapere che il sostantivo zaino deriva dal longobardo ci fa capire che l’oggetto in questione proviene da una cultura nomade che, colonizzando l’Italia ci ha lasciato in eredità cose riutilizzabili in altri contesti.

Negli ultimi anni, grazie al mio lavoro ho iniziato ad approfondire la cultura geografica, poco considerata nelle scuole e nelle università Italiane, capendo che la Geografia in effetti l’occhio della Storia e spesso ci aiuta a capire le dinamiche ed i processi storici dell’economia e della politica. Perciò la conoscenza geografica è indispensabile, perché ci aiuta a stare con i piedi per terra, senza perderci in teorie fantastiche, fantasiose o poetiche, seppure a volte queste siano belle di per sé. L’arbitrio e l’improvvisazione si verifica a mio parere in modo particolare nello studio dell’origine dei toponimi, in cui in passato storici, eruditi, filosofi, letterati e dilettanti allo sbaraglio si sono cimentati facendo quasi a gara per trovare le derivazioni più originali, più argute, più poetiche o che testimoniassero la profonda
conoscenza storica dell’autore. Che cosa manca spesso in queste teorie? La conoscenza della grammatica storica e l’uso del metodo geografico, appunto i famosi piedi per terra

ARGOMENTAZIONE

Veniamo al nostro caso in questione: l’origine del toponimo Salernum, che è un valido esempio di quanto affermato in precedenza; decine di ipotesi e teorie si sono susseguite nei secoli e nei millenni, cito quelle che considero più suggestive:

1) Derivazione dal Greco σάλος+ἔρνος, cioè all’incirca ‘pianta del mare’ (molto poetica).1
2) Derivazione da salum+Irnum (Lirinum), cioè ‘mare-Irno’.2
3) Riferimento alla “terra fra due fiumi”:
     a) Sele (ma il termine antico è Silario) + Irnum, cioè ‘terra compresa fra il Sele e l’Irno(l’ipotesi che andava per la maggiore quando frequentavo la scuola).
     b) Salum (il nome di Canalone, uno dei principali torrenti salernitani) + Irnum, cioè ‘terra compresa fra il torrente Canalone e l’Irno.3
4) Origine Etrusca del nome: da tsali-har, cioè ‘monte bruciato’, in riferimento all’origine vulcanica dei monti salernitani.4

 

Il parco archeologico di Fratte – Di Jack45 – Opera propria, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=44313873

Alcune di queste spiegazioni nascono dal mio desiderio di salvaguardare e conservare la presunta continuità storica fra la romana Salernum (inizialmente Castrum Salerni) e l’Etrusca (e forse sannita) Irna. Ma io personalmente credo che i Romani non avessero nessuna intenzione di richiamare nel nome una città che probabilmente avevano rasa al suolo per punirne la ribellione al tempo delle guerre
Romano-Sannitiche. Per cui dal punto di vista linguistico, i Romani, pur dipendendo dalla cultura Greca, hanno spesso sostituito i nomi Greci con nomi Latini, ad esempio con i nomi del Pantheon, o nel caso della colonia Greca Poseidonia, cambiata con il nome Paestum. Credo che per giungere a delle ipotesi attendibili sia necessario comunque usare un approccio interdisciplinare tenendo sempre presenti le dimensioni storiche e geografiche, incrociando dati e conoscenze storiche, demografiche, geografiche e linguistiche, come ci insegna Carmelo Currò, giornalista e storico di Salerno che ho la fortuna di conoscere.
Cito Ottavio Fattorini, pedagogista fondatore del modello scolastico DADA in Italia e recentemente mio mentore in un corso on-line, che afferma che “per l’occhio fatato del didatta tutto è come il maiale, non si butta niente!”, cioè che ogni cosa in qualsiasi contesto può essere oggetto e occasione di didattica e di apprendimento, per sostenere che per ricercare la verità bisogna anche uscire dal mondo dei libri e della
scrittura e ridare importanza e dignità alle fonti orali e della tradizione popolare, che possono essere molto utili per la ricerca storica, al netto delle fantasie e delle fandonie, a volte involontarie e in buona fede e a volte intenzionali, per abbellire, esaltare o nobilitare alcuni eventi, luoghi o famiglie. Per esempio un mio familiare acquisito, che ora risiede al Nord, ma nato e cresciuto a Torre Annunziata (provincia di Napoli), dove ha svolto per 10 anni l’attività di pescatore, mi ha parlato di una spiaggia sita nella suddetta cittadina sul lungomare di Oplonti, vicino agli scogli di Rovigliano, che i Torresi chiamano Salierno, ma ufficialmente è conosciuta come “spiaggia della salera”, come ho potuto vedere su Google maps.

Matteo Silvatico con i suoi allievi, da una miniatura dell‘Opus Pandectarum – Di Giaros – Derative works of http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:Opus Pandectarum MedicinaeMattheusSilvaticus Front1526.jpg, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3356335
Il dizionario Treccani alla voce saliera dice: “anticamente salina”, suggerendomi l’ ipotesi del toponimo Salierno come ‘luogo del sale’, visto che sullo stesso dizionario si legge che la parola saliera è coniata sul francese salière, più recente. Quindi Salierno come ‘luogo dove si estrae il sale’? Vox populi, vox dei? Vediamo dove poggiano questi piedi. Nel lessico dei popoli Italici il suffisso toponimico –erno significa ‘luogo’, ‘terra’; ad esempio, nella provincia di Caserta troviamo Villa Literno, dove Lithernum significa luogo dei giochi, come dimostra l’antico anfiteatro lì presente. Nella vicina Basilicata troviamo altri due toponimi: Moliterno e Picerno, i cui significati più accreditati sono rispettivamente: ‘luogo dove si munge il latte’ e ‘luogo della pece’, significato probabilmente ristretto nel dialettale peciérno, come ‘pianta della pece’.
Mentre per i toponimi non risulta esserci una banca dati o un repertorio enciclopedico completo, almeno in Italia (cosa che sarebbe di grande utilità), ho potuto consultare Internet per verificare la presenza del toponimo Salierno nei cognomi Italiani, infatti i cognomi sono una fonte preziosa di parole, toponimi, nomi e mestieri, a volte si salvano dalla sparizione perché sono cristallizzati come fossili nei cognomi. Sul sito Cognomix ci sono i significati e la distribuzione geografica dei cognomi: Che cosa ho trovato? Una sorpresa, ma non troppo, viste le premesse: su questo sito in Italia ci sono 664 famiglie Salierno , di cui 343 in Campania, ma la maggioranza di esse non si trova in provincia di Salerno, dove ce ne sono 43, di cui solo 3 a Salerno città e 40 fra Salerno e Napoli. In provincia di Napoli troviamo ben 207 famiglie Salierno!
Altra relativa sorpresa abbiamo se spostiamo la ricerca sul cognome Salerno: su 7002 famiglie Salerno in Italia, la regione con più famiglie non è la Campania, con 1169 presenze, ma la terra per eccellenza del sale, la Sicilia, con 1733 famiglie. Bastano questi piedi per confermare in concreto la mia ipotesi?

Secondo me è un buon punto di partenza….

Umberto Macinante
Professore di Lettere

NOTE

1) Ipotesi del Ventimiglia, cit. nel post su Facebook di Ippolito da Pastena del 17 gennaio 2014.
2) Ipotesi dello storico longobardo Erchemperto, cit. in “Storia di Salerno” di Paolo Romano, p. 42.
3) Vedi post cit. nella nota 1.
4) Cit. in S. Siniscalchi, “Le trasformazioni della città di Salerno attraverso la cartografia storica”, in Storia di Salerno- Età moderna, p.331.

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