10 Marzo 2026

Io Carrino Giuseppe, in quanto Presidente dell’Associazione Ideagenius voglio dedicare dei contenuti (articoli, video, webinar, etc.) sul tema dell’Architettura. Conosco da tanti anni l’Architetto Michele Bianco, cui va la mia stima e che ci ha inviato a noi dell’Associazione Ideagenius, la presentazione di una manifestazione svolta a Marina di Camerota nel Luglio del 1995 e questo che segue è il contenuto dell’email che mi ha inviato e che fa da Introduzione alla presentazione prima citata. La pubblichiamo perché il contenuto è ancora attuale e l’Architetto Bianco mi scrive come Introduzione quanto segue:

XVI Rassegna delle Arti e degli Antichi Mestieri

Marina di Camerota 22/29 luglio  ‘ 95

“Artisti e Artigiani In Piazza”

Allestimento della mostra per l’associazione Daedalus , progettato e  realizzato nel 1995   nella piazza di Marina di Camerota (SA).

Questo è l’articolo pubblicato allora, che  essendo riferito  all’architettura è sempre valido, perché l’architettura è un’arte che unisce design, storia , ingegneria e che riflette le culture e le esigenze del tempo…..

 


 

Un progetto architettonico  è un’opera creativa  che per il suo  valore intrinseco,  lo rende unico irripetibile e  duraturo per chi vive ( tutti noi)  e studia l’architettura.

Allestire una mostra in un luogo simbolo della collettività è sempre impresa ardua. “Quella centralità della piazza, osserva M. di Nola, appartiene da sempre alla rete dei simboli topici, è un dato che, nella fase attuale di vita sociale, viene avvertito più nelle culture di villaggio che nella città”. Trovandoci in un piccolo centro della costa cilentana, assumiamo questa “centralità” della piazza come coaugulo di emozioni, simboli, significati arcaici, che è tipico delle piazze di paese. In questo spazio che è al tempo stesso un interno-esterno, vuoto-pieno, aperto-chiuso, ma è anche interno in un esterno, sia inteso mostrare il “plasmare con le mani”. Gli spazi espositivi sono affidati a stands triangolari che a loro volta sono intervallati da pilastri cruciformi, i quali assicurano il passaggio da un’esperienza espositiva all’altra. Il percorso proposto è un commento visivo che viene costruito intorno all’opera d’arte, tutto ciò si rende possibile esplicitando il concetto di “stand-aperto”, che induce il visitatore ad una fruizione totale delle esperienze artistiche presenti.

Lo stuglio, le canne, u’ lizz’ (i licci), le cannelle, il pettine, la navetta, l’ordituro, u’ fus’, la nimola, il piede della nimola e il fus-fer.

Gli elementi intrinsechi formano un tutt’uno con il veicolo principale; lo stuglio, infatti, è il bastone che si colloca orrizzontalmente sul retro del telaio ed è mantenuto da due pseudo-bracci

Gli oggetti esposti fanno parte di quell’artigianato artistico che è arte nella sua forma di conoscenza intuitiva, rivelatrice delle proprietà visive della realtà. “L’attività artistica, osserva Fiedler, comincia quando l’uomo…afferra con la forza del suo spirito la massa confusa delle cose visibili per condurla ad un’esistenza formata”. Il potere di mostrare, pone il problema di un possibile metodo di lettura, si è pensato ad un’ eventuale percezione col metodo eidetico (filosofia di Husserl), in cui la percezione si coaugula in noemi, ad ogni noema si giunge leggendo. La considerazione ultima è incentrata sul rapporto tra effimero e memoria storica, cioè tra sinonimo di realtà e realtà vissuta, che nell’occasione progettuale proposta, ha identificato un commento critico della realtà, teso e pregnante.

Autore:

Michele Bianco, Architetto

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